La famiglia: la “palestra” delle emozioni

 La vita familiare è la prima scuola nella quale apprendiamo insegnamenti riguardanti la vita emotiva… E’ nell’intimità familiare che impariamo come dobbiamo sentirci riguardo a noi stessi e quali saranno le reazioni degli altri ai nostri sentimenti; che cosa pensare su tali sentimenti e quali alternative abbiamo per reagire; come leggere ed esprimere speranze e paure. L’educazione emozionale opera non solo attraverso le parole e le azioni, ma anche attraverso i modelli che i genitori offrono ai figli, mostrando loro come agiscono i propri sentimenti e la propria relazione coniugale. “

John Gottman

Negli ultimi tempi, sempre più nuclei familiari fanno richieste di Terapia Familiare, non solo perché i loro figli presentano un disagio che li preoccupa e che mira quindi ad uno sviluppo sano e sereno, ma anche per capire meglio come comunicare con i propri figli, sin da piccoli.

Per fortuna, negli ultimi anni, abbiamo capito l’importanza di ascoltare i bambini e di dare loro lo spazio di cui necessitano; ma soprattutto, grazie ad una “psicologia più accessibile”, abbiamo iniziato a comprendere l’importanza del mondo emotivo.  

Genitori sempre più attenti hanno iniziato a riflettere sull’importanza di “allenare” i propri figli al mondo delle emozioni fin da piccoli, dare quindi spazio alla alla sfera emotiva, oltre che all’apprendimento delle regole sociali.

Le scoperte scientifiche e gli esperimenti sull’intelligenza emotiva, (quella particolare forma di intelligenza che non ha a che fare con il ragionamento astratto ma riguarda il mondo delle emozioni) hanno dimostrato che aumentare l’autoconsapevolezza, controllare più efficacemente i sentimenti negativi, conservare i pensieri positivi, essere perseveranti nonostante le frustrazioni, aumentare le capacità empatiche e le modalità di cooperare e di stabilire relazioni attraverso comportamenti prosociali, sono le soluzioni per sperare in un futuro sereno per i propri figli.

In particolare, gli studi evidenziano che l’autoconsapevolezza rappresenta l’elemento chiave dell’intelligenza emotiva.

Essere consapevoli delle proprie emozioni vuol dire soprattutto mettere in parola i propri vissuti, poiché è il primo passo per padroneggiarle.

Ma, non di rado, anche i genitori più amorevoli, affettuosi e attenti hanno difficoltà a riconoscere e gestire non solo le emozioni dei figli, ma anche le proprie.

Può succedere che alcuni atteggiamenti interferiscono con la loro capacità di comunicare soprattutto quando i figli sono arrabbiati, spaventati o tristi.

Il segreto consiste nel modo in cui i genitori interagiscono quando le emozioni diventano intense.

Questi stessi genitori possono imparare ad essere dei buoni allenatori emotivi, termine coniato dallo psicologo John Gottman, il quale ha evidenziato come l’intelligenza emotiva non sia innata, ma si possa apprendere e gli insegnanti migliori sono proprio i genitori.

Non si tratta però di imparare regole e prassi del buon genitore, perché non esistono.

Nessuno può insegnare ad un genitore come fare il genitore dei propri figli, ma piuttosto si cerca di di far leva sulle loro risorse personali, sulle competenze genitoriali che possiedono affinché possano scoprire con consapevolezza quali strumenti hanno da utilizzare in famiglia.

Prendere sul serio le emozioni dei bambini richiede empatia, notevoli capacità di ascolto e il desiderio di vedere le cose dalla loro prospettiva”

John Gottman

Gottman, nei suoi anni di studi, per poter meglio aiutare i genitori a comprendere le proprie emozioni e quelle dei propri figli ha individuato cinque fasi in cui poter imparare ad “allenarsi” alle emozioni:

FASE 1  Diventare consapevole dell’emozione del figlio

In questo articolo mi soffermerò su questa prima fase perché la ritengo in un certo qual modo “propedeutica”: il genitore dovrebbe essere lui il primo ad avere una autoconsapevolezza emotiva, cioè deve sapere di provare un’emozione ma soprattutto di quale emozione si tratta; dovrebbe, in altri termini, sapere che quello che sta provando è rabbia, tristezza, delusione. Senza questa autoconsapevolezza, non potrà essere in grado di essere consapevole di ciò che sta provando il figlio in quel momento;

FASE 2 Riconoscere nell’emozione del figlio un’opportunità di intimità e insegnamento;

FASE 3 Ascoltare con empatia il figlio e convalidare i sentimenti del bambino;

FASE 4 Aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che prova;

FASE 5 Porre dei limiti, mentre si aiuta il bambino a risolvere il problema.

E’ chiaro che per poter imparare a muoversi in queste cinque fasi ( qui solo elencate e non approfondite) c’è bisogno di tempo e di uno spazio adeguato in cui imparare prima a riconoscere le proprie emozioni e poi insegnare ai bambini a comunicare i propri vissuti.

Con il passare degli anni a contatto quotidianamente con le famiglie posso affermare che l’allenamento emotivo può offrire ai bambini e ai ragazzi la prima importante difesa nei confronti, per esempio, dei conflitti familiari, di perdite, cambiamenti del ciclo di vita, preservandoli da tutti quegli effetti negativi ormai noti che possono manifestarsi (aggressività, fallimento scolastico, “disturbi” di vario genere, problemi con i coetanei,…).

 

BIBLIOGRAFIA

Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici, di D. Goleman, BUR Biblioteca Universale Rizzoli

Intelligenza emotiva per un figlio. Una guida per i genitori, di John Gottman, BUR Biblioteca Universale Rizzoli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...