Abitare il senso di colpa

“L’angelo caduto”

Un vissuto che entra spesso nella stanza di Terapia e che compromette più spesso di quanto pensiamo il raggiungimento dei nostri obiettivi, è quello legato al senso di colpa.

Il senso di colpa non è altro che una paura.

Una paura certamente di quelle più insidiose che potrebbero indurci a vivere le nostre vite come poco dignitose, poco amabili e desiderabili. La paura a cui mi riferisco è quella di non essere considerati positivamente dagli altri, e poi da se stessi, ed è legata al senso di colpa. È il dolore di chi non ha abbastanza stima di sè ed equivale alla consapevole,o meno, accusa verso se stessi di essere sbagliati, di non valere abbastanza, di essere inadeguati alla vita, per una propria colpa.

È un vissuto molto doloroso che spesso si nasconde nei sintomi legati all’ansia e all’angoscia. A volte, preludio di faticose nevrosi.

Il tema centrale di cui si compone questa paura, quella di non valere agli occhi degli altri o di poter essere considerato in modo negativo, è certamente legato ad una incertezza emotiva sul nostro valore sociale, relazionale, sulla percezione di noi stessi insieme a quella di chi vive intorno a noi.

Se riflettiamo bene questa paura non può che avere origini se non nella nostra memoria emotiva e affettiva. Come esseri umani, a differenza di altre specie animali, noi nasciamo come persone non in grado di sostenersi in modo autonomo e per molto tempo (diversi anni) siamo inadeguati alla vita se non veniamo sostenuti da altri esseri umani adulti, in grado, invece, di prendersi cura di noi.

Effettivamente il nostro cervello alla nascita non è ancora completo, continuerà a svilupparsi per molti anni ancora e per tutto questo tempo “siamo realmente inadeguati e inadatti alla vita sociale”. (Lucio Della Seta)

“Come può una condizione simile che dura per anni non lasciare alcuna traccia nel nostro modo di pensare e di sentire?”

Probabilmente un bambino imparerà presto che per stare bene sia necessario ricevere il bene da parte degli altri. Come sia probabile che svilupperà un pensiero che dice che servirà “comportarsi bene” o piacere agli altri per ricevere amore.

Non è quindi da escludere che in questa fase possa formarsi il pensiero che ciò che gli altri pensano di noi sia una parte fondamentale e integrante per la nostra sopravvivenza.

E se a questo leghiamo esperienze di rifiuto, colpevolizzazioni, abusi, trascuratezze, abbandono a cui tutti, in modo più o meno intenso, siamo sottoposti, c’è una reale possibilità che questo vissuto diventi una parte fondante del nostro Sè.

E quanto più facciamo esperienze di questo tipo e tanto più sono intense, più si radicherà il vissuto di senso di colpa.

“Sono io sbagliato, è colpa mia, non sono in grado di …”

Fare i conti quotidianamente con questo tipo di vissuti rende faticosa la nostra vita relazionale e sociale.

Quello che possiamo fare è andare alla ricerca della nascita del nostro senso di colpa, in quale circostanze lo sentiamo più o meno invalidante, come si manifesta, come questo impedisce a noi stessi di vivere la nostra vita sociale e affettiva in modo sano ed equilibrato. Quanto ci fa soffrire.

E allora non ci resta che comprendere la natura di questo nostro sentimento che diventa impedimento emotivo e affettivo.

È un percorso impegnativo che va di pari passo con la nostra crescita, a volte potrà offrirci delle consapevolezze preziose, a volte sentiremo ancora tutto molto invalidante, altre volte sarà il corpo a parlare per noi.

Certamente la strada per la conoscenza di noi stessi, l’accettazione e la stima di sè è una strada assolutamente percorribile in ogni momento della vita.

Bibliografia

Debellare il senso di colpa, Lucio Della Seta, Marsilio Editori

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