Coronavirus: nuovi territori relazionali tra paure e risorse

Non bisogna avere paura dell’altro perché tu, rispetto all’altro, sei l’altro”

Andrea Camilleri
Lago di Fondi

Da qualche giorno la mia città, Fondi, da cui prende il nome il mio blog, è blindata: nessuno può uscire o entrare, solo i camion delle merci che continuano a viaggiare possono superare le barriere messe ai nostri confini.

È proprio con i nostri stessi confini che ci fa fare i conti questo virus sconosciuto: il confine tra noi stessi e l’altro.

L’Altro in Psicologia rappresenta quella parte sconosciuta, in ombra e con la quale spesso nascono le maggiori conflittualità proprio perché non riusciamo a riconoscerla.

In questo momento l’altro non è solo qualcosa di sconosciuto di cui aver paura. Avere paura è naturale e salvifico perché ci fa mettere in atto i comportamenti che tendono a proteggerci (per capirci lavarci le mani e starnutire nel gomito). Ma se la paura prende il sopravvento tanto da trasformarsi in ansia e angoscia allora l’altro non è solo il virus stesso, invisibile e non definibile ai nostri occhi, ma diventano le persone in generale.

Rischiamo quindi di confondere il virus con l’Altro.

Sopratutto sui social è nata “la caccia ai contagi” che ci mette ancora più in ansia proprio perché sembra quasi che si stiano realizzando le nostre angosce più profonde: che gli altri, sconosciuti e minacciosi, tocchino noi e i nostri più cari affetti.

Rischiamo così di cadere nella trappola dell’ansia: perdiamo la lucidità, la nostra parte razionale, e facciamo spazio ai pensieri che ci terrorizzano. Questo crea un circolo vizioso: si abbassano le nostre difese (quelle ci fanno lavare le mani e ci fanno mantenere la distanza di un metro e mezzo circa, per intenderci) e iniziamo a credere che le persone siano loro stesse una minaccia per la nostra sopravvivenza.

Non potrebbe essere più utile accettare invece il cambiamento che sta avvenendo nelle nostre vite da un altro punto di vista?

Non più vedendo l’altro come la minaccia, ma guardandolo come colui o colei da salvaguardare per la nostra sopravvivenza?

Il coronavirus ci ricorda che non siamo onnipotenti, che non possiamo controllare tutto, ci invita ad allargare le nostre prospettive e i nostri punti di vista, ad abbandonare una visione individualistica, a superare i confini e le barriere territoriali e affettivi. Porta a riflettere su isolamento e distanza, misure che ci rendono ancora più uniti perché indicano che che abbiamo bisogno dell’altro per la nostra salvaguardia e che per superare questo momento c’è bisogno dell’impegno di tutti, siamo in un certo senso “interconnessi” l’uno all’altro. Potremmo definirlo un virus dal pensiero “sistemico”: i gesti di uno ricadono sulla collettività e viceversa.

Nella distanza fisica oggi siamo più vicini che mai emotivamente”

Ti proteggo per salvare me, te e le persone a me care.

Sarà questo forse il nuovo modo di relazionarci in futuro?

Siamo in isolamento fisico gli uni dagli altri non in isolamento emotivo e affettivo. I nostri affetti, le nostre relazioni vanno oltre la distanza fisica, non possiamo averne paura.Stiamo combattendo un virus sconosciuto, non le persone. Lasciamo ai medici la ricerca e la cura delle persone che hanno contratto il virus.

Noi curiamo le nostre relazioni dal virus”

Ma per curare le nostre relazioni bisogna partire sempre da noi stessi. Sono molti i suggerimenti che in questi giorni ci vengono offerti dal web e dalla tv:mangiare sano, fare attività fisica tra le mura domestiche, informarsi sulla situazione leggendo giornali o guardando telegiornali non più di due volte al giorno, dedicare il tempo a disposizione ad hobby, etc…

Tutto va bene purché ci distragga dal panico!! Non dimentichiamo però che le paure vanno accolte ed ascoltate altrimenti prendono il sopravvento, trasformandosi appunto in angoscia, ansia, panico…

Sì, avrete letto che potrebbe essere utile creare una routine della giornata che aiuti a scandire tempo e spazio.

Ma non potrebbe essere allo stesso modo utile lasciare qualche spazio vuoto? Uno spazio dedicato a noi, che rimanga vuoto e basta? Uno spazio che permetta di collegarci con le nostre emozioni, riconoscerle senza farci sopraffare, che serva a portare l’attenzione su ciò che è davvero importante per noi. È il momento per riflettere, per fare quelle cose per le quali non abbiamo mai avuto tempo o che ci sembravano inutili.

È il momento del tempo sospeso.

Perché no?Anche non fare niente.

Non possiamo viaggiare all’esterno, nulla ci vieta di iniziare a viaggiare dentro noi stessi”

Prenderci cura di noi stessi vuol dire prenderci cura anche dell’altro. E allora perché non prenderci cura dei nostri affetti più cari ora che abbiamo più tempo? Relazionarci con loro in maniera più sana, che siano sotto lo stesso tetto o a distanza ( per fortuna abbiamo la tecnologia). Può essere il periodo giusto per sperimentare una ridistribuzione dei ruoli e dei compiti in famiglia ma anche per approfondire il rapporto con i figli, rimanendo finalmente più tempo a casa con loro.

Io non mi sento di dare suggerimenti su come affrontare questa situazione. La nostra libertà è stata già limitata abbastanza, in più non manca chi ci dice cosa mangiare, quali attività fare con i nostri figli a casa, per quanto tempo bisogna allenarsi, i libri più adatti da leggere in questo periodo (attenzione! Qui la tentazione di suggerire letture è tanta eh!), …

Personalmente credo che questo sia il momento adatto per far leva sulle proprie risorse. Quelle che nella vita normale, al di fuori della pandemia, ci hanno sempre salvato nei momenti più difficili. Si proprio quelle, valgono anche in tempo di Covid-19: quelle caratteriali e personali, quelle affettive e relazionali, quelle pratiche. Possiamo aggrapparci a quelle se sentiamo di non farcela. Sì, perché ci sono giorni, in questo isolamento, che sentiamo di non farcela ed è naturale: non siamo fatti per vivere lontano l’uno dall’altro.

Valgono anche le risorse esterne: per chi già segue un percorso di psicoterapia l’ideale sarebbe restare in contatto con il proprio terapeuta attraverso videochiamate e messaggi. Per chi invece sente il bisogno di confrontarsi con qualche professionista basta andare sul sito del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi https://www.psy.it/ e contattare uno dei professionisti di tutta Italia che si sono messi a disposizione per sostegno e colloqui psicologici online.

E va bene, forse un po’ ci sono cascata anche io in qualche “suggerimento da Psicologa” ma no, il libro da leggere questa volta ve lo scegliete da soli!

In foto un pomeriggio di Gennaio al Lago di Fondi: ricordo di un momento di introspezione all’aria aperta.

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