LibroIncontro di Gennaio : “Una Bambina da non frequentare”, le tappe esemplari di un lungo addio all’infanzia

E’ così stupido da parte degli adulti credere che i bambini non abbiano preoccupazioni. Dicono sempre: Ah, l’infanzia spensierata non tornerà più. Ma un bambino ha di certo molte più preoccupazioni di un adulto”

Il primo LibroIncontro è con una bambina senza nome, ma che porta con sé un’identità così forte ed effervescente che ci si dimentica che il suo nome non viene mai pronunciato.

Siamo alla fine del primo conflitto mondiale e quello che scrive la Keun è il mondo degli adulti visto con gli occhi di una bambina che, con coraggio e irriverenza, sfida le regole e le convenzioni di una società troppo spesso incoerente e inspiegabilmente meschina.

Ne combina di tutti i colori questa bambina ed è impossibile non tifare per lei, tanto che ad ogni marachella speravo che se la cavasse nei migliori dei modi, invece di ricevere ramanzine e punizioni da genitori e insegnanti.

Un mondo adulto che non ascolta i desideri dei più piccoli, che invece di trovare le parole giuste da usare per spiegare la vita ai bambini, non le trova affatto, e nulla viene spiegato e condiviso. Ed è così che questa bambina, un pò Pippi Calzelunghe, un pò Shirley Temple, è costretta a nascondere le sue paure, nel timore di confessarle e di non essere compresa, e mostrarsi forte, anche quando forte non si sente per niente. 

Non voglio piangere. Gli adulti si mettono a ridere quando piango. E quando rido non gli sta bene comunque perché allora è segno che ho fatto qualcosa che a loro giudizio non dovevo fare. Devo imparare a prendere la vita sul serio. Ma com’è che si fa?”

Ho domandato di cosa stessero parlando ma mi hanno spedito a letto. lo fanno sempre quando voglio sapere qualcosa di sera. E se invece chiedo qualche cosa di mattina mi dicono che è arrivato il momento di andare a scuola. E se domando qualcosa dopo pranzo devo prima finire i compiti. Di pomeriggio non chiedo proprio un bel nulla perché me ne sto per strada (…) Ma quando finalmente ho un pò di tempo per impicciarmi, ecco che mi mandano a letto. Un povero bambino non riceve mai una risposta. Mai.”

Forse non ha un nome questa bambina perché potrebbe avere il nome di ciascuno di noi, potremmo riconoscerci in lei, nella sua “rivoluzione”.

Non abbiamo ognuno di noi una “rivoluzione” da portare avanti?

Grazie a L’Orma Editore e alla sua pubblicazione, sono riuscita a ricontattare la parte bambina che è in me, quella che ha bisogno di sfidare le convenzioni che sente strette, per comprenderle e superarle. E alla fine si cresce.

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