Benessere Psicologico e Nutrizionale della Tiroide

 

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FOODLOVERS, STUDIO23

 

Quando ho proposto al Dottor Traversetti, Biologo Nutrizionista con il quale collaboro, di scrivere qualcosa sul Blog di psicologiafondi.com, lui mi ha subito risposto, con l’entusiasmo che lo contraddistingue,“Certo che sì Alessandra! Mi piacerebbe scrivere di Tiroide”.

Faccio sempre in modo che i professionisti che gentilmente vengono a trovarmi virtualmente nel blog si sentano liberi di scrivere e dialogare sui temi che più li appassionano così da poter creare un momento di condivisione e riflessione reciproca che possa essere utile non solo a chi lavora nel campo, ma soprattutto per chi capita in queste pagine e si immerge nella lettura pur non essendo un professionista della salute (psicologica e nutrizionale nel nostro caso specifico).

Dopo esserci sentiti ho iniziato a riflettere su questa patologia: né io e né il dottor Traversetti siamo medici quindi affronteremo l’argomento secondo l’ottica delle nostre professioni, quella psicologica e quella strettamente nutrizionale. Ho iniziato quindi ad informarmi sugli stati emotivi coinvolti e il benessere psicologico ad essa correlata.

Ho scoperto che in Italia all’incirca 6 milioni di persone soffrono di disturbi della Tiroide. La diagnosi e il trattamento di una disfunzione alla tiroide può arrivare in ritardo perché confusa con altri sintomi e patologie e questo può sviluppare nel soggetto che ha appena appreso la diagnosi un sentimento di incertezza, solitudine e diversi altri sintomi di natura psicologica quali paura, rabbia, confusione,… Secondo una recente ricerca dell’Università di Toronto (The Thyroid and the Mind and Emotions/Thyroid Dysfunction and Mental Disorders) le persone con disturbi alla tiroide tendono a presentare sintomi molto simili a quelli di altre patologie. Secondo i ricercatori, persone con una iperattività della tiroide possono presentare marcata ansia e tensione, labilità emotiva, impazienza e irritabilità, iperattività, esagerata sensibilità al rumore, depressione, tristezza, problemi con il sonno e con l’appetito. L’ipotiroidismo invece può portare alla progressiva perdita di interesse e di iniziativa, al rallentamento dei processi mentali, alla perdita di personalità, memoria e vivacità e al deterioramento intellettivo generale.

Lo scompenso ormonale può causare quindi problematiche psicologiche di varia natura e, a volte, alterare gli stati mentali.

“Si potrebbe affermare addirittura che la malattia stessa, prima che i sintomi si manifestino, possa aumentare e alimentare la percezione dello stress”.(fonte https://tiroidee.com)

Si evince come l’evoluzione dei disturbi legati alla Tiroide siano strettamente correlati ad uno stile di vita sano: fondamentale è che ci si prenda cura di tale disturbo seguendo per prima cosa una terapia farmacologica prescritta dal Medico, monitorata e controllata, ma anche che ci si interessi all’acquisizione di tecniche e strategie per ridurre lo stress e l’ansia e imparare a comprendere al meglio gli stati emotivi ad essa associati. Ma poiché è ormai ampiamente confermato il ruolo dell’alimentazione nel contrastare gli effetti legati ad un non corretto funzionamento della tiroide, è altrettanto importante conoscere gli alimenti che possono essere di aiuto.

Lorenzo Traversetti, Biologo Nutrizionista ci spiegherà meglio come funziona la ghiandola della tiroide e il ruolo dell’alimentazione ad essa correlato.

Lorenzo, parlami della Tiroide dal tuo punto di vista.

Tiroide… quante volte si è sentito nominare questa ghiandola, spesso associandola alle più disparate patologie e disfunzioni a loro volta responsabili di conseguenze fisiche e psicologiche nel paziente. Tutto ciò è legato al ruolo chiave che la ghiandola ricopre nel nostro organismo, come regolatrice di una molteplicità di funzioni fisiologiche e biochimiche. Questa azione è funzione della produzione di due ormoni conosciuti come tiroxina (sigla, T4) e triiodotironina (T3), entrambi caratterizzati dalla presenza di iodio come cofattore essenziale. Questi ormoni presiedono una molteplicità di funzioni tra cui essere dei promotori della attività metabolica, sia a livello cellulare sia a livello del metabolismo delle tre macromolecole essenziali introdotte con la dieta, ovvero carboidrati, grassi e proteine. Quest’ultimo punto in particolare sottolinea la strettissima relazione esistente tra questa ghiandola e l’assorbimento dei nutrienti provenienti dalla dieta e contribuisce a giustificare il motivo per il quale un suo non corretto funzionamento abbia ricadute sullo stato di salute del paziente e sulla sua capacità di assimilare i nutrienti provenienti dalla dieta. Lo iodio in particolare è un elemento essenziale per il corretto funzionamento di questa ghiandola e per la produzione degli ormoni T3 e T4; una sua eventuale carenza determina un malfunzionamento della ghiandola, dunque questo oligoelemento deve essere presente in quantità adeguata nella nostra alimentazione.

Comunemente le principali disfunzioni e conseguenti patologie collegate ad un mal funzionamento tiroideo rientrano in due categorie. Da un lato si parla di ‘ipotiroidismo’ quando ci si riferisce ad un rallentamento nell’attività tiroidea e in una conseguente riduzione della produzione degli ormoni tiroidei; ciò determina una riduzione di tutti i processi metabolici con una conseguente riduzione anche del metabolismo basale e una maggiore tendenza ad accumulare grasso nelle zone sensibili del corpo. Dall’altro lato si parla di ‘ipertiroidismo’ quando si ha un’iperattività della ghiandola tiroidea con conseguente attività ormonale intensa ed effetti opposti per quanto riguarda la formazione di cellule adipose.

Oltre agli ormoni T3 e T4, le cellule parafollicolari della tiroide sono implicate nella produzione dell’ormone calcitonina, il quale possiede un’azione definita ipocalcemizzante: infatti questo ormone viene prodotto e secreto con lo scopo di abbassare i livelli di calcio circolo nel sangue, ostacolandone l’assorbimento a livello intestinale e favorendo la sua deposizione nelle ossa e l’escrezione a livello renale. Chiaramente tutte le patologie ipotiroidee possono dunque portare anche a condizioni di ipercalcemia ematica nonché di osteopenia e per questo anche un corretto bilanciamento dell’introduzione del calcio con la dieta rappresenta un elemento chiave per i soggetti con patologie a carico della tiroide.

Alla luce di quanto detto fin qui, risulta fondamentale il ruolo dell’alimentazione per contrastare gli effetti legati ad un non corretto funzionamento di questa fondamentale ghiandola del nostro corpo, in primis perseguendo un tipo di alimentazione bilanciata ovvero tale da regolare soprattutto l’apporto di un fondamentale elemento quale lo iodio. Ci sono degli alimenti che ne contengono grandi quantità (sebbene si ragioni sempre in termini di microgrammi) quali: pesce di mare, alghe marine, molluschi, pollo, maiale, olio di cocco (sebbene ugualmente sconsigliato in un’alimentazione bilanciata per l’eccessiva concentrazione di grassi saturi trans contenuti in esso). A questi alimenti si aggiunge il sale iodato, naturalmente molto ricco di questo ‘aiuto alimentare’. Esistono poi particolari cibi (come cavoli, broccoli, cavolfiori, soia, semi di lino, rape, ravanelli, miglio e tapioca) che, soprattutto se consumati crudi, aumentano notevolmente il fabbisogno di questo elemento.

Al tempo stesso bisogna tenere a mente che alcuni alimenti possono contrastare il normale assorbimento di iodio a livello intestinale oltre che interferire con il suo metabolismo: tali alimenti vengono chiamati, in gergo, alimenti ‘gozzigeni’. Ovviamente tali alimenti non devono essere eliminati da un’alimentazione bilanciata ma se ne consiglia il consumo non in abbinamento con cibi ricchi in tale elemento. Si tratta di alcune verdure le quali, sebbene ricche in iodio, possiedono al contempo molecole antagoniste che ne riducono l’assorbimento funzionale (si dice che abbassano la biodisponibilità orale di tale elemento) e tra esse rientrano buona parte delle piante appartenenti alla famiglia delle crucifere (cavoli, rucola, ravanello, rapa) nonché altre verdure quali spinaci, cipolle e lattuga. Bisogna infine prestare attenzione anche all’eccessiva assunzione di soia (dunque particolare attenzione a chi segue stili alimentari vegetariani e vegani).

Lo iodio, una volta assorbito dall’intestino, va nel sangue ed è catturato dalla tiroide. Solo attraverso una corretta assimilazione delle giuste quantità di questo elemento può garantire una normale produzione degli ormone tiroide. Da qui si evince quanto la recente crescita di diete e stili alimentari scorretti (fast foods, cibi spazzatura o comunque la forte riduzione del consumo di frutta e verdura), nel mondo, rappresenti la principale giustificazione del deficit iodico che è la principale causa di disfunzioni tiroidee. Non a caso queste disfunzioni sono in notevole crescita negli ultimi anni, prevalentemente nei paesi sottosviluppati.

Grazie per essere passato Lorenzo.

Infine è importante sottolineare che esistono diverse associazioni presenti sul territorio italiano, le quali lavorano per favorire l’adozione di uno stile di vita sano e tempestivi consulti con gli specialisti sanitari, al fine di limitare il disagio sociale, psicologico e fisico con cure appropriate e personalizzate. Tali associazioni si occupano di sensibilizzare la comunità verso un approccio olistico alla malattia (collaborazione tra pazienti, professionisti sanitari e altre figure professionali) e unire punti di vista differenti che tengano conto dell’unità tra mente e corpo. (fonte https://tiroidee.com).

È questo il messaggio che abbiamo cercato di mandare a chi legge, scrivendo questo articolo a quattro mani e unendo quindi le nostre due professionalità, in un’ottica di complementarietà e collaborazione continuativa.

 

 

 

 

 

Articolo scritto in collaborazione con Lorenzo Traversetti, Biologo Nutrizionista

http://lorenzotraversetti.weebly.com

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