Terapeuti e Terapie, tra dubbi, paure e confronti

Non di rado nel mio studio arrivano persone che hanno già intrapreso in passato percorsi terapeutici che non hanno portato ai risultati attesi e sparati, e le emozioni legate a questi non sono sempre positivi ed evolutivi. Anzi, molto spesso queste stesse persone arrivano con un sentimento di fallimento molto intenso vissuto accanto a quello di sentirsi sbagliati e non adatti alla terapia,”perché non esiste nessuno che può aiutarli”.

Sono già andato da un Terapeuta tempo fa ma non mi è servito a nulla”

Può succedere. Anzi, succede spesso. Accanto a questo ci sono spesso idee confuse rispetto a ciò che si fa dallo Psicologo e come questo possa essere di aiuto.

Ma “la causa”, se così possiamo definirla, non è la persona che ha chiesto aiuto, né tanto meno del Terapeuta, bravo o meno bravo, ma è piuttosto la componente relazionale di cui è composta la terapia e le aspettative riverse su questa.

Ma partiamo dal primo punto.

La terapia è una relazione. Una relazione che funziona solamente se entrambe le parti riescono a connettersi l’un l’altra. Accanto a questo, inoltre, c’è il fatto che esistono tantissimi approcci terapeutici, di natura diversa e con essi esistono tanti Psicologi Psicoterapeuti, ognuno dei quali ha il suo modo di lavorare e di pensare, che non per forza andrà bene per tutti.

Non esiste quindi una terapia o un terapeuta che potrà andare bene per tutti.

Stiamo parlando di un lavoro che implica il coinvolgimento di due persone (o più, nei casi di terapia di coppia e familiari) che portano nella stanza le loro storie, le loro emozioni, i loro vissuti, che hanno bisogno di tempo e di spazio per potersi connettere tra di loro, e anche di una certa “simpatia”.

Dal terapeuta bisogna sentirsi comodi”

Vi chiederete cosa vuol dire questa frase. Vuol dire che quelle poltrone su cui ci si siede devono essere comode, comode per potersi affidare, comode per potersi sentire in grado di potersi aprire, comode tanto da sentirle accoglienti e sicure e che riescano piano piano a prendere la forma del proprio corpo, per poi poterla di nuovo cambiare.

E’ la relazione che cura”

Chi mi conosce e mi segue sui social sa che questa frase di Gregory Bateson è per me un mantra: perché se non c’è relazione, non c’è cura. Con una relazione fatta di fiducia ed empatia allora poco importa l’approccio terapeutico e le strategia. Questo stesso pensiero non vale però al contrario: senza relazione nessun approccio allora può essere quello giusto per noi.

Quando c’è una relazione terapeutica salda allora siamo in grado di affidarci all’altro e permettergli di aiutarci a dare un significato diverso alla nostra stessa storia.

Sono anche del parere che ora sia molto più semplice, rispetto al passato, informarsi, per esempio, sui diversi approcci psicoterapeutici e scegliere il proprio Terapeuta in base a questo. Ma, nonostante io sia sempre molto favorevole alla ricerca prima di scegliere un professionista e sono convinta che il fatto di trovarsi bene in terapia abbia a che vedere anche con lo scegliere un approccio che si incastri con il nostro stesso modo di vedere le cose, non posso non confermare quanto tutta questa fruibilità di notizie, a volte, possa generare ulteriore confusione. Soprattutto se la persona che sta cercando aiuto sta attraversando un momento difficile.

Ecco perché, per alcuni, trovare il Terapeuta Giusto necessita di più tentativi.

Per tutti questi motivi una cosa che ritengo assai utile è quella di fare delle domande.

E’ nostro dovere di clinici cercare di abbattere i pregiudizi che con il tempo si sono venuti a creare intorno alla figura del Terapeuta: gli Psicologi Psicoterapeuti di oggi sono più propensi a confrontarsi con i propri pazienti (o futuri), si lavora insieme per capire come poter lavorare e quale strada percorrere per poter stare entrambi comodi su quelle poltrone.

Si può chiedere alla persona da cui si vorrebbe andare in terapia di farsi raccontare come lavora e se ha esperienza nella problematica che si sente di dover risolvere. Si può parlare di come funziona il primo colloquio, di cosa potrebbe accadere qualora non ci si trovasse bene e di come poter meglio affrontare insieme quella determinata problematica che ci fa soffrire.

Sono molte le cose che si possono chiedere al professionista che si sceglie per la propria terapia.

Noi Terapeuti siamo esseri umani”

Personalmente ritengo importante instaurare con le persone con cui intraprendo un percorso terapeutico un rapporto di collaborazione alla pari. Una relazione fondata innanzitutto sull’empatia, sulla comprensione e sul rispetto reciproco.

Alla luce di queste ultime affermazioni è chiaro che un percorso terapeutico non può essere un luogo dove incontriamo qualcuno che ci dice come poter meglio vivere la nostra vita o che insegni lui stesso la vita. La terapia non è questo. E’ piuttosto un incontro, in cui ci si permette una riflessione e una conoscenza di quelle parti di se stessi che ci appaiono ancora poco chiare, che sentiamo confusive e dolorose. Il Terapeuta è utile perché aiuta i propri pazienti a potersi meglio conoscere, aprendo riflessioni e condivisioni, ad acquisire consapevolezze e riflettere e valutare le soluzioni che la persona ha utilizzato nella sua vita per risolvere i propri problemi. Questo permetterà con il tempo alla persona che chiede aiuto di poter prendere delle scelta sulla sua vita con consapevolezza, non ad avere qualcuno che gli dica cosa e come fare.

La terapia per me è un percorso dove cresciamo insieme, come persone e come Terapeuta e Paziente”

Alla fine di una Terapia sempre mi capita di riflettere su quanto quel percorso sia stato per me altrettanto importante, su quanto quella persona a cui ho dedicato lo stesso spazio e tempo per mesi mi abbia lasciato un’esperienza di crescita e di confronto.

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