Nella gabbia dell’ansia

 

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Francesco¹ è un giovane ragazzo di 28 anni. Ha sempre lavorato in una fabbrica della sua città dimostrandosi un gran lavoratore. Francesco vive con i suoi genitori, è fidanzato con Laura, la quale vive in un’altra regione perchè sta finendo gli studi. Spesso i suoi familiari, Laura e gli amici a lui più cari gli fanno notare che si preoccupa molto per tutto. Effettivamente Francesco è sempre preoccupato di non farcela, di arrivare tardi a lavoro, di non essere puntuale con le mansioni di cui è responsabile, ha paura di perdere il lavoro, che qualcosa possa andare storto e lui e la sua famiglia possano trovarsi in brutte acque. Anche il rapporto a distanza con la fidanzata fa sì che Francesco sia eccessivamente preoccupato e “controllante” nei confronti di questa: ha paura che la distanza li possa allontanare, ha paura che in sua assenza possa succedere qualcosa di terribile alla sua fidanzata e nonostante questa lo rassicuri continuamente, Francesco continua ad avere difficoltà nel gestire queste preoccupazioni. La sua mente si affatica molto, il suo corpo spesso è in tensione a causa del suo continuo bisogno di “stare in allerta”. La notte per Francesco diventa lunga e solitaria: fa fatica a prendere sonno e quando riesce spesso si sveglia senza riuscire a riaddormentarsi. Tutto questo si ripercuote inevitabilmente sul suo umore e sulle sue modalità di rapportarsi agli altri: è spesso irascibile e irrequieto e sono frequenti discussioni sul lavoro, litigi con i genitori e incomprensioni con Laura.  Francesco è un ragazzo molto sensibile ed intelligente, sà bene che queste preoccupazioni sono “irrazionali” e che stanno compromettendo la relazione che ha con se stesso e con gli altri ma non riesce a smettere di preoccuparsi perchè ha paura che possa accadere qualcosa di irrimediabile.

L’ansia, di base, è una sensazione normale: se vissuta come coerente alla situazione che stiamo vivendo questa addirittura diventa utile per migliorare le prestazioni e aumentare l’attenzione. Le persone che invece hanno difficoltà a gestire la propria ansia hanno un rapporto con questa come intrusivo ed invalidante e si preoccupano costantemente per qualsiasi cosa. Ecco che iniziano a preoccuparsi eccessivamente per il lavoro, per le relazioni familiari e interpersonali, per la situazione economica e tutto diventa minaccioso e soprattutto “privo di certezza”. Sì perchè uno dei fattori che incide su queste eccessive preoccupazioni, e di conseguenza sull’aumentare dell’ansia, è la mancanza di certezze. Ma come si può vivere con la certezza che non accadrà mai qualcosa al di fuori del nostro controllo? L’incertezza è parte della nostra vita, di tutte le aree della nostra vita e pensare di poter sapere in anticipo come andranno le cose è una prospettiva irrealistica. Così iniziano problemi di sonno, difficoltà a rilassarsi, problemi di umore, tensione corporea, tachicardia e la giornata diventa faticosa già da appena svegli. Le persone sanno che queste preoccupazioni e i pensieri negativi ad essi associati sono irrazionali e che invalidano diverse aree della loro vita ma ne rimangono ingabbiati. E allora che si fa? Oltre ad imparare a tollerare l’incertezza che la vita ci pone (che vita sarebbe una vita fatta solo di certezze?), cercando di capire il significato che attribuiamo alla paura dell’incertezza, possiamo ricordarci che è possibile cambiare punto di vista, che esistono diverse modalità di affrontare le situazioni e di rapportarci agli altri. Valutare la situazione, decidere cosa è possibile fare e poi farlo.

 

¹ I nomi e le situazioni sono fittizi

 

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