Neo mamme in quarantena

Qualche giorno fa ho chiesto alle neo mamme che seguono la pagina Instagram @unapsicologadaleggere come stessero trascorrendo questo periodo di isolamento con i loro piccoli. Siamo riuscite a condividere paure, dubbi ma anche a mettere insieme le risorse disponibili in questo momento di quarantena ed ho deciso di mettere nero su bianco ciò che ci siamo scambiate nelle stories.

Stiamo parlando di donne che hanno appena partorito e che stanno affrontando il post parto in isolamento ma anche delle mamme e dei papà che hanno superato i famosi 40 giorni dopo il parto e che si ritrovano a casa con un neonato di pochi mesi.

Sono diversi i temi emersi dai nostri scambi: mancanza di aiuto pratico, difficoltà nella gestione dei momenti di stanchezza e stress, paura di influenzare con ansia i cuccioli, mancanza degli affetti soprattutto dei nonni, preoccupazioni per il futuro “avranno dei traumi questi bambini dopo essere stati lontani da parenti e amici per tutto questo tempo?”, si chiedono le neo mamme in isolamento.

In questa quarantena quello che sembra mancare alle neo-mamme a livello pratico è un aiuto sopratutto nella gestione della casa. Sappiamo che è importante che durante le prime settimane di vita la mamma si occupi esclusivamente del bambino, per imparare a conoscersi e per iniziare a capire i suoi bisogni di neonato appena venuto alla vita, lasciando gli altri compiti ad altre figure. Stessa cosa alle mamme che hanno partorito da qualche mese, se fino a ieri potevano contare sull’aiuto di mamme e suocere, oggi si ritrovano probabilmente da sole, senza neanche la possibilità di fare una passeggiata al sole che fa tanto bene a mamma e cucciolo.

Sicuramente non è facile: non è facile se si è da sole, non è facile perché si è lontane dagli affetti più cari, i tanto amati nonni, non è facile perché le giornate sono lunghe, perché si dorme poco e la stanchezza si fa sentire, per chi allatta perché allattamento per quanto bello sia è anche molto impegnativo e per tanti altri motivi.

Che succede?

Succede che l’ansia e l’angoscia sentite rispetto alla situazione esterna e alla gestione interna fanno cortocircuito: il bambino sente che qualcosa non va è così perde le sue certezze, si innervosisce e la mamma inizia a sentirsi sempre più incapace di rispondere ai suoi bisogni. In quel momento però le mamme, stanche e assonnate, dimenticano che il bambino potrebbe avvertire l’ ansia e la preoccupazione materna e inizia così la ricerca del possibile problema: “ha fame? ha il pannolino sporco?” … ma niente il bimbo comunque appare irritato e insofferente. E così si innesca un circolo vizioso pervaso da sensi di colpa e solitudine.

Anche in questo caso bisogna fare leva sulle proprie risorse: fermarsi e ascoltarsi.

Il “lavoro” di genitore è sempre impegnativo e trasformativo, anche quando la positività prevale sui momenti più faticosi e difficili; se in un questa situazione, già di grande impegno e lavoro, aggiungiamo l’effetto traumatico scatenato dalla COVID-19 e da tutte le conseguenti limitazioni imposte dall’epidemia, ecco che la positività e la dolcezza lasciano il posto a un carico di stress che è molto importante saper gestire e contenere.

Nessuno è immune dallo stress, perché lo stress attiva e stimola nel nostro organismo una risposta più o meno efficace. L’obiettivo della risposta allo stress è quello di ritornare il più velocemente possibile a una condizione di equilibrio interiore e di benessere.

La risposta allo stesso può arrivare in diverse modalità, che dipendono sia dalle nostre peculiarità caratteriali sia dai codici di comportamento appresi dalla nostra famiglia o dal nostro retaggio culturale e sociale: una risposta allo stress piuttosto diffusa è quella di ignorare il pericolo, perché è troppa l’ansia da gestire e ridicolizzare chi è preoccupato. Un’altra risposta comune è, al contrario, enfatizzare il pericolo, vedendolo anche dove non c’è e mettendo in atto tutta una serie di schemi di evitamento del danno per ridurre lo stato di allerta.

Ma dobbiamo ricordare che l’ansia non è capriccio, non è un modo per attirare l’attenzione degli altri e non è indice di fragilità, ha un suo significato.

L’ansia è una delle possibili risposte allo stress. Cosa ci procura stress? Cosa ci fa stare così male?

Queste sono le domande che è utile porsi in questo momento.

E’dal benessere psicofisico della mamma che dipende anche quello del bambino, imparare a gestire queste situazioni quando arrivano ad essere davvero troppo stressanti.

Come???

Riconoscendole appena prima che arrivino: “ok sto per sclerare sono stanca, devo staccare un attimo”. Un momento prima che arrivi una crisi di stress.

Condividerle: esprimere le proprie paure fa sentire meno soli e alleggerisce.

Non isolarsi. Sì alle videochiamate con tutte le persone che possono sostenere la neo mamma anche da lontano. L’isolamento, ora necessario, non deve diventare un isolamento patologico.

Non colpevolizzarsi!!! E ne tantomeno fustigarsi se la giornata è stata una giornata No, se non è stato fatto tutto cò che era in programma, se è venuta a mancare la sintonizzazione con il bambino. Normalizzare cioè che si sta provando ma senza crogiolarsi.

Riconquistare le proprie risorse.

Facendo una pausa e trovare momenti di evasione. Con il partner a casa è importante cooperare nelle gestione del neonato, in modo da non avere tutto il carico su di sé e avere del tempo per se stessi. Dedicare qualche momento della giornata a se stesse (un bagno rilassante, una telefonata con un’amica, leggere un libro).

Dopo un momento di evasione si può passare del tempo Skin to skin con il proprio bambino, questo aiuta a risintonizzarsi con lui e a lui a ritrovarsi. Come anche un massaggio: il massaggio del bambino è un efficace strumento attraverso cui rafforzare la relazione con i bambini, non si tratta quindi di imparare una tecnica ma di affinare una attitudine, un modo di comunicare profondo con il proprio bambino.

Si può utilizzare una fascia o un marsupio ergonomico. Insomma tutto ciò che possa aiutare a riconnettersi con il proprio bambino (in realtà quella connessione non si è perduta è che crediamo di averla persa) e ristabilire un equilibrio.

A oggi sono noti i benefici della prossimità fisica, del contatto e del “pelle a pelle” con il proprio bambino immediatamente dopo il parto e come buona pratica per il consolidarsi della relazione. Una buona immunità emotiva è il risultato dell’esperienza di sentirsi sicuri, del contatto fisico, dell’essere visti e aiutati a riprendersi dallo stress.

Si può Chiedere aiuto a uno specialista. Anche telefonicamente l’ostetrica/o può essere un supporto, lo stesso la/il pediatra, o, se necessario, lo/la psicoterapeuta.

Questi non vogliono essere consigli su come affrontare questi momenti di stress, poiché ognuno di noi ha già in sè la risposta, possiede le risorse adatte per affrontare questa difficile situazione di isolamento, ma piuttosto un’indicazione per poter ritrovare uno spazio di pensiero e riattivare le risorse di ciascuno.

Per quanto riguarda invece le conseguenze dell’allontanamento dagli affetti più cari e la paura rispetto al futuro vorrei prima partire da una base terorica: ogni mamma è legata al suo bambino, lo tiene con sé e lo accudisce per anni favorendone lo sviluppo e proteggendone la vita. Questo legame fatto di amore è percepito come fonte di piacere e si prova dolore nel momento in cui si interrompe. Ci si sente legati alle persone di cui sentiamo far parte. Stiamo parlando dei legami di attaccamento che sono fondamentali per la sopravvivenza e sono regolati da leggi biologiche.

Che vuol dire?

Vuole dire che la natura ha messo sotto il controllo dell’osssitocina, un ormone comune a tutti i mammiferi quella serie di sentimenti e di comportamenti che promuovono e mantengono l’ attaccamento tra le persone. Questo ormone ha un ruolo essenziale nell’innamoramento, la procreazione, il parto, l’allattamento, nel legame tra madre e bambino e tra gli esseri umani, nella difesa dai pericoli: viene prodotta, per esempio, durante il parto causando la contrazione dell’utero e dunque l’espulsione del feto, durante l’allattamento provocando l’emissione del latte; e mentre produce questi effetti, coordinandosi contemporaneamente con altri ormoni e neuromediatori, attenua il dolore, dà piacere e tranquillità e crea il legame col bambino; inoltre, adatta la qualità di questi legami alle diverse condizioni di vita per migliorare le possibilità di sopravvivenza (i legami si mantengono sia che si viva in tempo di pace e in prosperità sia in tempo di guerra o tra le difficoltà).

Per crescere in maniera serena ed equilibrata, i bambini hanno bisogno di sviluppare un solido legame di attaccamento con le persone che si prendono cura di loro: da questo punto di vista, i primissimi anni di vita sono fondamentali.

Il Legame di attaccamento si basa sulla protezione. Bowlby ci dice che ciò che spinge il bebè a cercare la mamma non è il bisogno di cibo ma quello di protezione, che sta alla base del sentimento di sicurezza che si costruisce nella relazione con le figure di attaccamento.

Se il piccolo può fidarsi dei suoi genitori, potrà sviluppare fiducia in sé stesso ed esplorare con più sicurezza l’ambiente che lo circonda; si sentirà più tranquillo sapendo, perché lo avrà sperimentato fin dalla nascita, che i suoi genitori sono sempre pronti ad aiutarlo e a confortarlo. Un solido legame affettivo e di fiducia rappresenta insomma un’importante garanzia per il futuro sviluppo emotivo del bambino, che avverrà in modo più equilibrato, armonico e sereno.

Dai 3 ai 9 mesi si parla di “attaccamento in formazione”: il bambino rivolge la sua attenzione e le sue richieste prevalentemente alla mamma o a chi lo accudisce, e con queste persone inizia a “formare” il legame di attaccamento.

Sicurezza e contatto, risposte sintoniche a richieste e bisogni saranno i presupposti necessari a regalare al piccolo quella “fiducia nella bontà del mondo” che garantirà allo stesso la costruzione di relazioni future stabili e sicure.

Quindi io sono certa che se questi bambini in questo momento sperimentando un buon legame di attaccamento con i propri genitori e ricevendo da questi risposte sufficientemente rassicuranti saranno bambini e adulti capaci di sperimentare altrettanto buone relazioni con altre figure di accudimento ( nonni, zii, amici,..) in futuro anche se non ora non li è permesso vederli. Ricordiamo che questa situazione è una situazione temporanea e presto ritorneremo ad abbracciare le persone che oggi ci mancano così tanto.

Sitografia

http://www.uppa.it

http://www.bambinonaturale.it

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