Facciamo chiarezza: differenza tra PSICOTERAPIA FAMILIARE, PARENT TRAINING E PSICOEDUCAZIONE

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Botero, Famiglia 1989

Nelle ultime settimane sono entrata in contatto non solo con famiglie confuse e disorientate ma ahimè anche con colleghi confusi e disorientati rispetto alle offerte esistenti presenti sul territorio italiano che si presentano come aiuti alle famiglie in difficoltà.

Alcune famiglie che arrivano nel mio studio sono molto informate rispetto agli approcci psicoterapeutici e agli strumenti esistenti che servono a prendersi carico dei disagi evolutivi ma spesso, poichè l’offerta è ampia e ancora poco chiara, appaiono pieni di dubbi e domande “questo approccio sarà giusto per mio figlio?” “risolveremo finalmente il problema che ci attanaglia da mesi? “imparerò a fare il genitore?”. Queste ultime sono solo alcune delle domande che i genitori si pongono quando sono preoccupati per i loro figli e decidono di chiedere aiuto.

Cerchiamo di fare chiarezza rispetto all’offerta presente oggi sul territorio. La terapia familiare è un modello di intervento terapeutico che nasce nella cornice culturale e di ricerca della teoria dei sistemi, negli anni ’50, con l’obiettivo di lavorare sulla sintomatologia portata da un componente attraverso il coinvolgimento di tutta famiglia. Quest’ultima viene considerata, infatti, il sistema di riferimento principale nell’esperienza emotiva di una persona, è il primo contesto all’interno del quale i sintomi assumono una funzione ed un significato, non solo per chi li manifesta ma per tutte le persone che fanno parte di quel gruppo.

In quest’ottica la famiglia è fondamentale nell’accogliere, accompagnare e favorire il processo di differenziazione e individuazione, sostenendo il figlio nell’affrontare i suoi compiti evolutivi

(Bowen, 1979; Scabini, 1985).

In questa prospettiva il sintomo, come ad esempio un disturbo del comportamento alimentare, disturbi del sonno, comportamenti antisociali di un adolescente, problemi scolastici, etc…,  serve a segnalare alla famiglia l’esistenza di un disagio, ma svolge anche altre funzioni. Comprendere quali è uno degli obiettivi della terapia. In terapia familiare è importante  considerare sintomi, i problemi più come opportunità che come ostacoli ed eliminarli troppo in fretta significherebbe rinunciare a comprendere che cosa comunicano e questo comprometterebbe la ricerca di una soluzione.  Solitamente, gli incontri con la famiglia sono quindicinali e tempi di un processo terapeutico si aggirano sui 15 incontri. Ma “il vestito terapeutico”deve essere a misura della famiglia (Bettini, Cimmino, 2017).

Il Parent Training, è un metodo che mira alla “formazione” non la terapia. Interviene perché vengano acquisite delle competenze e riconoscere le proprie risorse . Può prevedere il lavoro anche in gruppi di genitori, insieme ad un professionista esperto. Nasce alla fine degli anni 60 e si diffonde soprattutto come supporto alle famiglie di bambini e adolescenti con disturbi del neuro-sviluppo (disturbi dell’apprendimento, iperattività, disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettive). L’obiettivo è quello di aiutare il genitore ed è particolarmente importante, qualora dovesse essere necessario,  che venga integrato con altri interventi specialistici: quello medico e riabilitativo per il bambino e quello psicoterapico (di coppia ) per i genitori.

La Psicoeducazione, infine è uno strumento (può essere utilizzato in maniera trasversale molto spesso anche nella psicoterapia) che prevede interventi dettagliati, concreti e specifici, indicati alla famiglia da parte dello psicologo, per correggere o compensare un certo funzionamento.

E’ sempre meglio e auspicabile rivolgersi dapprima ad uno PSICOLOGO per essere aiutati a scegliere lo strumento più adatto in base alle proprie esigenze e richieste.

 

 

 

 

Fonti

psicoattivamente.it

“La gravità del malessere in adolescenza e il possibile trattamento in terapia familiare”, Bettini, Cimmino, 2017 in Terapia familiare, marzo 2018 (gentilmente offerto dalla dott.ssa Valeria Gonzalez)

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